PSORIASI ED ALIMENTAZIONE

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Scheda Articolo

PSORIASI ED ALIMENTAZIONE

Pubblicato in data 29-10-2017

ipercheratosi

Psoriasi e alimentazione
La psoriasi è una malattia cronica della pelle mediata dal Sistema Immunitario. Compare in genere tra i 20 e i 40 anni e colpisce allo stesso modo uomini e donne. La prevalenza a livello mondiale è del 2-4%. Circa i 2/3 dei pazienti hanno una forma moderata con meno del 3% della superficie corporea interessata. Diversi studi documentano che tra i pazienti psoriasici vi è un’alta prevalenza di obesità e di sindrome plurimetabolica (1). È probabile che sia l’infiammazione sistemica di basso grado (Low Grade Chronic Inflammation) a fare da link tra queste due condizioni apparentemente distanti tra di loro.
L’aumento del grasso corporeo si associa infatti ad un’aumentata espressione di geni pro-infiammatori quali quelli che codificano per il Tumor Necrosis Factor α (TNF-α) e per l’Interleuchina-6 (IL-6). Nei soggetti affetti da psoriasi la pelle riflette il disordine del sistema Psico-Neuro-Endocrino-Immunologico (PNEI) ed è in questa complessità che si deve andare a cercare spunto per una terapia integrata.

Psoriasi: cause
La psoriasi è legata ad una componente ereditabile di tipo poligenico. Quando un genitore ha la psoriasi l’8,0% dei figli ha la psoriasi. Quando ne sono affetti entrambi i genitori il 41% dei figli sviluppa la malattia. Sembra che la genetica sia legata al polimorfismo del sistema HLA e tra gli aplotipi più frequentemente coinvolti vi sono l’HLA-B13, l’HLA-B37, l’HLA-B57 e l’HLA-Cw6. Tra i fattori scatenanti vi è il traumatismo dovuto a grattamento e sfregamento, l’infezione da streptococco che causa la psoriasi guttata, e lo stress che è responsabile delle riacutizzazioni nel 40% dei soggetti colpiti dalla malattia. Vi sono poi i farmaci che si associano alla comparsa di eruzioni psoriasiformi e tra questi ricordiamo i corticosteroidei sistemici, il litio, i farmaci antimalarici, l’interferone e i β-bloccanti. Anche l’alcool potrebbe scatenare la comparsa delle lesioni.
Predisposizione genetica e fattori scatenanti fanno sì che il ciclo cellulare dei cheratinociti (https://it.wikipedia.org/wiki/Cheratinocita) si riduca così che la produzione di cellule epidermiche aumenta di ben 28 volte. È per questo che compaiono le tipiche lesioni caratterizzate da squame lamellari bianco-argentee che ricoprono un’area eritematosa.

Psoriasi volgare o a placche
La psoriasi volgare o a placche è la forma più frequente e si caratterizza per la presenza di lesioni che rimangono per lo più invariate negli anni. Le placche tendono a confluire formando lesioni a carta geografica. In genere le squame possono essere rimosse facilmente ma quando le lesioni sono di vecchia data tendono al contrario ad aderire saldamente le une alle altre (si parla allora di ipercheratosi a “guscio d’ostrica”).

Psoriasi guttata
Nella psoroasi guttata il fattore causale è lo Streptoccoco: il meccanismo è quello del mimetismo molecolare. Il nostro Sistema Immunitario produce degli specifici anticorpi contro la tossina streptococcica ma questa assomiglia strutturalmente ad una porzione della cheratina. Per questo gli stessi anticorpi reagiranno in modo piuttosto specifico contro la cheratina innescando la comparsa della malattia. La manifestazione è tanto più grave quanto più il Titolo Antistreptolisinico è alto.

Psoriasi inversa

La psoriasi inversa è quella forma che colpisce le ascelle, la regione sottomammaria, le pieghe genitali e le pieghe interglutee. A causa dell’ambiente caldo e umido che si viene a determinare in questi distretti le squame vanno incontro a macerazione e le lesioni appaiono di un rosso brillante.

Psoriasi del cuoio capelluto
La psoriasi del cuoio capelluto può essere parte di una psoriasi generalizzata oppure può trattarsi di una forma confinata in quest’unica area. Non causa perdita di capelli ma si caratterizza per la presenza di placche a margini netti con squame spesse, aderenti e molto pruriginose.

Psoriasi: mani e piedi
Nella psoriasi palmo-plantare mani e piedi possono essere le uniche aree coinvolte. Le lesioni caratterizzate da squame spesse e non facilmente asportabili possono complicarsi con la presenza di ragadi, fessurazioni dolorose e sanguinamento.

Psoriasi: il processo di cura e l’alimentazione
L’alimentazione gioca un ruolo chiave nel determinare la comparsa della psoriasi e conseguentemente diventa strumento di cura. C’è chi sostiene che la dieta abbia importanza solo come strategia per perdere peso poiché con il peso si riduce anche lo stato infiammatorio. Bisogna però riconoscere che l’alimentazione ha di per sé un ruolo anti-infiammatorio o pro-infiammatorio indipendentemente da quello che è il peso dell’individuo. Su questa base al soggetto obeso che soffra di psoriasi non si consiglierà semplicemente una dieta ipocalorica finalizzata alla riduzione del peso corporeo, bensì una dieta ipocalorica e allo stesso tempo anti-infiammatoria. Nel soggetto psoriasico e normopeso la dieta sarà dotata della stessa valenza pur essendo normocalorica.
Ad oggi esistono pochi lavori scientifici che documentino l’efficacia di specifici regimi alimentari (dieta vegetariana, gluten-free, dieta chetogenica) nella cura integrata della psoriasi. Sta di fatto che molti pazienti psoriasici sono sensibili al glutine (gluten sensitivity) e si possono giovare di una dieta gluten-free (2,3,4).

Psoriasi e glutine: il razionale scientifico
Alessio Fasano, direttore del Center for Celiac Research presso la University of Maryland sostiene che “la gluten sensitivity e la celiachia sono parti di una gamma di disordini legati al glutine in cui ad un estremo vi sono i celiaci e all’altro le persone che possono mangiare pizza, pane e biscotti. Al centro c’è questa indistinta area di reazioni al glutine che noi chiamiamo sensibilità al glutine” ed è qui che ritroviamo tanti soggetti affetti da psoriasi. I grani odierni, selezionati per avere un alto contenuto in gliadine e glutenine e allevati in modo da esprimere al massimo il loro potenziale genetico (iper-concimazione) hanno una quota in glutine superiore del 12% rispetto a quella dei grani “gentili”. Il 6% della popolazione mondiale, pur non soffrendo di celiachia, riferisce un importante discomfort addominale ogni volta che assume alimenti contenenti glutine. Parliamo allora di gluten sensitivity. Si tratta di una condizione che viene diagnosticata solo sulla base della clinica perché non vi è un marker sierologico che la identifica. In realtà la diagnosi dovrebbe essere posta in centri specializzati dopo aver imposto al soggetto da esaminare una dieta priva di glutine. Alla reintroduzione del glutine (challenge in doppio cieco: vale a dire né il soggetto né l’operatore sanno se nel pasto che viene somministrato c’è oppure non c’è il glutine) la ricomparsa del corteo di sintomi fa porre diagnosi. Ma poiché in genere questa procedura diagnostica non viene suggerita ci si limita a dosare le immunoglobuline di classe A contro la gliadina deaminata (IgG AGA).
Lo stesso Alessio Fasano ha scoperto nel 2000 la zonulina, una proteina in grado di modulare la permeabilità delle giunzioni serrate presenti nella parete del tubo digerente. La gliadina è in grado di attivare la zonulina inducendo in tal modo un aumento della permeabilità intestinale. Questo processo porta alla comparsa della sindrome dell’intestino permeabile anche nota in ambito scientifico come Leaky Gut Syndrome. In questa condizione il carico tossico presente nell’intestino approda a livello della sottomucosa ed entra in relazione con il Sistema Immunitario sbilanciandolo verso le reazioni allergiche oppure auto-immuni.
Riportare in equilibrio la Bilancia Immunitaria è il primo passo verso la guarigione.

Psoriasi e alimentazione: conclusioni
Ad oggi la terapia della psoriasi si fonda sulla somministrazione di farmaci immunosoppressori. Di fatto viviamo nella certezza che il decorso delle patologie autoimmuni non possa essere invertito e che i sintomi non possano scomparire se non grazie all’assunzione di medicinali gravati da pesanti effetti collaterali. In più diversi medici sostengono che migliorare lo stato di salute intestinale non abbia alcun effetto sulla progressione di una malattia autoimmune.
Eppure le evidenze scientifiche ci sono così come ci sono le testimonianze di tanti pazienti che, seguendo una dieta con valenza “terapeutica”, hanno raggiunto risultati inaspettati.

Dott.sa Roberta Martinoli,
Medico Chirurgo Specialista in Scienza della Nutrizione.

Bibliografia
1. Fleming, P.; Kraft, J.; Gulliver, W.P.; Lynde, C. The relationship of obesity with the severity of psoriasis: A systematic review. J. Cutan. Med. Surg. 2015, 19, 450–456.
2. Bhaitia, B.K.; Millsop, J.W.; Debbaneh, M.; Koo, J.; Linos, E.; Liao, W. Dieta and psoriasis, part II. Celiac disease and role of a gluten-free diet J. Am. Acad. Dermatol. 2014, 71, 350-358.
3. Castaldo, G.; Galdo, G.; Rotondi Aufiero, F.; Cereda, E. Very low-calorie ketogenic diet may allow restoring response to systemic therapy in relapsing plaque psoriasis. Obes. Res. Clin. Pract. 2015.
4. Nagui, N.; El Nabarawy, E.; Mahgoub, D.; Mashaly, H.M.; Saad, N.E.; El-Deeb, D.F. Estimation of (IgA) anti-gliadin, anti-endomysium and tissue transglutaminase in the serum of patients with psoriasis. Clin. Exp. Dermatol. 2011, 36, 302–304