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Dermatite e intestino: the gut-skin axis

Pubblicato in data 3-4-2018

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bioma

Pelle e intestino hanno molto in comune ed è frequente osservare la coesistenza di patologie intestinali e di reazioni cutanee. Sappiamo che esiste un legame tra il nostro intestino e la nostra pelle ma non ne conosciamo ancora i meccanismi profondi. C’è un alto sospetto però che il nostro microbiota giochi un ruolo chiave nel far sì che la pelle sia lo specchio della nostra salute intestinale. È in quest’ottica che è stata coniata l’espressione asse intestino-pelle o gut-skin axis.

Il microbiota di pelle e intestino
L’apparato gastrointestinale è un ecosistema complesso che espone all’ambiente esterno una superficie globale di oltre 200 m2. È qui che si svolgono le interazioni tra le cellule e i sistemi di difesa, tra le molecole derivate dalla digestione e l’esercito di specie microbiche residenti. La pelle per contro ha una superficie di circa 2 m2, ben 100 volte inferiore a quella dell’intestino. Non è allora difficile immaginarla come la punta di un iceberg la cui parte sommersa è fatta dai nostri organi interni.
La popolazione microbica intestinale è formata da circa 1014 microrganismi, un numero dieci volte più grande di quello delle cellule che compongono l’intero corpo umano. Si tratta di oltre 500 specie batteriche che formano una massa di circa 1 kg e che racchiudono un patrimonio informativo di più di 3 milioni di geni. Ereditiamo l’impianto centrale di questo vasto sistema dalla nostra mamma al momento del parto. Il punto di partenza è dunque il native core microbiota. Tutti partiamo da questo nucleo prezioso fatto da microrganismi appartenenti ai quattro Phyla microbici Firmicutes, Bacteroides, Proteobacteria e Actinobacteria. Crescendo, attraverso contaminazioni e alimentazione il native core microbiota si arricchisce di nuovi microrganismi. Ma può anche darsi che a seguito di stati patologici, dell’adozione di regimi alimentari caratterizzati da ridotta variabilità e dell’utilizzo dei farmaci il nostro microbiota intestinale si impoverisca. Al ristabilirsi delle condizioni di partenza torniamo a restaurare il nostro microbiota nativo ed è lì che cominciamo a sentirci meglio. Si tratta dunque dello “zoccolo duro” della nostra flora intestinale, quella parte che tenderà sempre a ricostituirsi nella sua integrità ogni volta che un fatto infettivo o una terapia abbiano portato consistenti variazioni. Me lo immagino, questo native core microbiota, come una specie di pungiball… uno di quei pupazzi che puoi buttare giù con un pugno ben assestato ma che si risollevano in un istante mostrandoti un sorriso a 32 denti.
Esiste anche un microbiota cutaneo, meno esteso di quello intestinale, ma pur sempre complesso. E anche per il microbiota cutaneo esiste un nucleo centrale ereditato dal primo contatto con la madre. Chi, sulla base delle attuali conoscenze, potrebbe disconoscere la relazione tra i batteri che popolano la nostra pelle e i parametri cutanei di idratazione, produzione di sebo e pH? E ancora, come potremmo pensare che il microbiota cutaneo non abbia nulla a che fare con la velocità di rigenerazione della pelle o con una sua adeguata risposta immunitaria contro gli agenti patogeni?
Era il 1907 quando l’illuminato Metchikoff postulò che salute e longevità fossero intimamente connesse con il nostro microbiota intestinale. Il resto della comunità scientifica si è dimostrata meno lungimirante e solo negli ultimi anni al microbiota intestinale è stata conferita la dignità di organo virtuale (virtual organ). Un recente studio pivotale condotto sui topini ha confermato l’esistenza di un gut-skin axis: l’aggiunta del probiotico Lactobacillus reuteri all’acqua da bere ha comportato un aumento dello spessore dermico, un aumento della follicologenesi, l’instaurarsi di un pH fisiologicamente acido e un’aumentata produzione di sebo. In altri termini i topini coinvolti nell’esperimento avevano una pelle più bella.
Gli stessi Autori hanno individuato una causa immunologica alla base del miglioramento dei parametri cutanei. I topini la cui razione d’acqua era stata arricchita con il lattobacillo presentavano un aumento dei livelli ematici di interleuchina 10 (IL-10), una citochina ad azione anti-infiammatoria, e una diminuzione della pro-infiammatoria IL-17.
Dunque è lecito pensare che tutto ciò che è in grado di influenzare il nostro microbiota intestinale possa avere, nel bene e nel male, un effetto immunologico. Non dobbiamo dimenticare infatti che proprio a livello intestinale esiste una vasta rete linfonodale a cui diamo il nome di GALT ovvero Gut Associated Lymphoid Tissue. In condizioni di disbiosi, quando nel nostro intestino i batteri patogeni prendono il sopravvento, il GALT è stimolato a produrre citochine pro-infiammatorie come la già citata IL-17. Le citochine, presa la via ematica, diffondono in ogni distretto esercitando la loro azione patogena anche sulla pelle!

Pelle e intestino permeabile
L’intestino tenue è quella parte del canale alimentare che va dallo stomaco al grosso intestino. Qui si svolgono le funzioni della digestione e dell’assorbimento. Dal punto di vista istologico l’epitelio intestinale è formato da cellule cilindriche, gli enterociti, dotate sul loro polo apicale (quello che si affaccia sul lume intestinale) di numerose e sottili espansioni (i microvilli). L’intera mucosa intestinale con i suoi enterociti dotati di microvilli si estroflette a formare delle espansioni digitiformi, i villi. Villi e microvilli hanno lo scopo di aumentare la superficie assorbente. Mentre alcune molecole passano dal lume intestinale all’interno degli enterociti attraverso specifici meccanismi recettoriali, ve ne sono alcune che sono in grado di attraversare la membrana cellulare senza l’intervento di sistemi di trasporto attivi e altre infine che percorrono lo spazio che si viene a creare tra due cellule adiacenti. Così ad esempio aminoacidi, vitamine e sali minerali vengono assorbiti per via para-cellulare essendo in grado di “infilarsi” nello spazio tra un enterocita e l’altro.
È bene precisare però che quello para-cellulare non è uno spazio facilmente praticabile da qualsiasi tipo di molecola perché viene reso impervio dalla presenza di una serie di giunzioni:
 la giunzione occludente o tight junction;
 la giunzione ancorante (giunzione intermedia e desmosoma);
 la giunzione comunicante o gap junction.
Di fatto un danno diretto all’enterocita o uno scompaginamento delle giunzioni tra una cellula e l’altra porta ad una condizione spesso sottovalutata e nota come sindrome dell’intestino poroso o leaky gut syndrome. Così ad esempio in condizioni di disbiosi, i batteri patogeni non adeguatamente contrastati dai batteri buoni (probiotici) finiscono con il produrre una serie di sostanze quali cadaverina, putrescina, tiramina, mercaptano, indolo, scatolo dotate di azione tossica nei confronti dell’enterocita.
Di conseguenza l’enterocita va incontro a morte, la struttura associata allo spazio para-cellulare si dissesta, la permeabilità selettiva non viene più garantita, molecole con possibile azione tossica o infiammatoria diffondono nel torrente circolatorio e compaiono sintomi sistemici spesso in relazione all’assunzione di un determinato alimento. I metaboliti dei batteri cattivi e i frammenti degli stessi batteri (vedi a tal proposito il lipopolisaccaride o LPS della parete dei gram negativi) possono giungere fino a livello cutaneo. Vi sono prove del fatto che nel sangue di soggetti affetti da psoriasi vi siano frammenti di DNA proveniente dai batteri intestinali. Allo stesso tempo è stato dimostrato che una sovraccrescita di batteri nel piccolo intestino (dovreste aver già sentito parlare di SIBO, ovvero di Small Intestinal Bacterial Overgrowth) possa essere associata a rosacea e che la risoluzione del problema intestinale possa portare ad una regressione dei sintomi cutanei.

Disbiosi e malattie cutanee: il ruolo del fegato
Il fegato riceve il sangue proveniente dall’intestino con lo scopo di purificarlo come farebbe un qualsiasi filtro. È a livello epatico che troviamo le cellule di Kupffer. Queste sono dotate di azione fagocitaria e tra le altre cose fagocitano i batteri e i loro metaboliti in modo da prevenire l’instaurarsi di un’infiammazione sistemica. La perdita di funzione da parte delle cellule di Kupffer, così come avviene in caso di fegato grasso o steatoepatite, equivale alla caduta di un importante avamposto difensivo. È questo evento che rende possibile la diffusione dei batteri intestinali attraverso il circolo ematico e la comparsa di sintomi cutanei. Dunque se vogliamo risolvere un problema di pelle i nostri target terapeutici saranno anche l’intestino ed il fegato.


Pelle e alimentazione

Non vi è dubbio che la psoriasi rappresenti un modello paradigmatico per chi voglia approfondire la relazione esistente tra intestino e pelle e dunque tra alimentazione e reattività cutanea. Il primo anello della catena causale che fa sì che ciò che mangiamo lasci il suo segno sulla pelle è la digeribilità di certe proteine. Quasi tutte le proteine possono essere completamente scomposte dal nostro sistema enzimatico. Alcune però, più complesse, richiedono l’intervento dell’armamentario enzimatico di cui sono forniti i nostri batteri intestinali. Così ad esempio se mettiamo il glutine in un becher a contatto con i nostri enzimi digestivi quello che ne risulterà è la presenza di grandi frammenti non digeriti. È inevitabile che sia così perché nel becher non abbiamo messo uno starter dei batteri intestinali responsabili in buona parte della digestione del glutine. Tra i vari frammenti il peptide 33-mer, chiamato così perché formato da 33 residui amminoacidici, è considerato uno dei fattori principali della celiachia. Ma è possibile che questi frammenti arrivino fino alla pelle? Sarà un caso che la celiachia abbia un suo equivalente cutaneo nella dermatite erpetiforme?
Il secondo anello della catena causale che stiamo percorrendo è la perdita dell’integrità della mucosa intestinale. È stato Alessio Fasano, fondatore del Center for Celiac Research, che nello studio della celiachia ha posto l’accento sull’alterata permeabilità intestinale. A lui dobbiamo la scoperta della zonulina, la proteina umana incaricata di modulare la permeabilità intestinale agendo a livello delle giunzioni occludenti. Lo spazio para-cellulare, come abbiamo visto, deve essere percorribile da una serie di sostanze nutritive ed è fisiologico che la permeabilità possa aumentare nella finestra temporale che segue ogni pasto. È la zonulina a regolare l’apertura e la chiusura della barriera epiteliale. Ma una sua sovraespressione, spesso associata a disbiosi intestinale, si traduce in una leaky gut syndrome.
In termini allegorici potremmo dunque dire che nessun intestino è un’isola e che neanche la pelle lo è. Avere questa visione apre le porte ad una serie di approcci integrati per la cura di ogni tipo di patologia cutanea.

Dott.sa Roberta Martinoli
Medico Chirurgo
Dottore in Scienze Agrarie e della Nutrizione

PSORIASI ED ALIMENTAZIONE

Pubblicato in data 29-10-2017

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ipercheratosi

Psoriasi e alimentazione
La psoriasi è una malattia cronica della pelle mediata dal Sistema Immunitario. Compare in genere tra i 20 e i 40 anni e colpisce allo stesso modo uomini e donne. La prevalenza a livello mondiale è del 2-4%. Circa i 2/3 dei pazienti hanno una forma moderata con meno del 3% della superficie corporea interessata. Diversi studi documentano che tra i pazienti psoriasici vi è un’alta prevalenza di obesità e di sindrome plurimetabolica (1). È probabile che sia l’infiammazione sistemica di basso grado (Low Grade Chronic Inflammation) a fare da link tra queste due condizioni apparentemente distanti tra di loro.
L’aumento del grasso corporeo si associa infatti ad un’aumentata espressione di geni pro-infiammatori quali quelli che codificano per il Tumor Necrosis Factor α (TNF-α) e per l’Interleuchina-6 (IL-6). Nei soggetti affetti da psoriasi la pelle riflette il disordine del sistema Psico-Neuro-Endocrino-Immunologico (PNEI) ed è in questa complessità che si deve andare a cercare spunto per una terapia integrata.

Psoriasi: cause
La psoriasi è legata ad una componente ereditabile di tipo poligenico. Quando un genitore ha la psoriasi l’8,0% dei figli ha la psoriasi. Quando ne sono affetti entrambi i genitori il 41% dei figli sviluppa la malattia. Sembra che la genetica sia legata al polimorfismo del sistema HLA e tra gli aplotipi più frequentemente coinvolti vi sono l’HLA-B13, l’HLA-B37, l’HLA-B57 e l’HLA-Cw6. Tra i fattori scatenanti vi è il traumatismo dovuto a grattamento e sfregamento, l’infezione da streptococco che causa la psoriasi guttata, e lo stress che è responsabile delle riacutizzazioni nel 40% dei soggetti colpiti dalla malattia. Vi sono poi i farmaci che si associano alla comparsa di eruzioni psoriasiformi e tra questi ricordiamo i corticosteroidei sistemici, il litio, i farmaci antimalarici, l’interferone e i β-bloccanti. Anche l’alcool potrebbe scatenare la comparsa delle lesioni.
Predisposizione genetica e fattori scatenanti fanno sì che il ciclo cellulare dei cheratinociti (https://it.wikipedia.org/wiki/Cheratinocita) si riduca così che la produzione di cellule epidermiche aumenta di ben 28 volte. È per questo che compaiono le tipiche lesioni caratterizzate da squame lamellari bianco-argentee che ricoprono un’area eritematosa.

Psoriasi volgare o a placche
La psoriasi volgare o a placche è la forma più frequente e si caratterizza per la presenza di lesioni che rimangono per lo più invariate negli anni. Le placche tendono a confluire formando lesioni a carta geografica. In genere le squame possono essere rimosse facilmente ma quando le lesioni sono di vecchia data tendono al contrario ad aderire saldamente le une alle altre (si parla allora di ipercheratosi a “guscio d’ostrica”).

Psoriasi guttata
Nella psoroasi guttata il fattore causale è lo Streptoccoco: il meccanismo è quello del mimetismo molecolare. Il nostro Sistema Immunitario produce degli specifici anticorpi contro la tossina streptococcica ma questa assomiglia strutturalmente ad una porzione della cheratina. Per questo gli stessi anticorpi reagiranno in modo piuttosto specifico contro la cheratina innescando la comparsa della malattia. La manifestazione è tanto più grave quanto più il Titolo Antistreptolisinico è alto.

Psoriasi inversa

La psoriasi inversa è quella forma che colpisce le ascelle, la regione sottomammaria, le pieghe genitali e le pieghe interglutee. A causa dell’ambiente caldo e umido che si viene a determinare in questi distretti le squame vanno incontro a macerazione e le lesioni appaiono di un rosso brillante.

Psoriasi del cuoio capelluto
La psoriasi del cuoio capelluto può essere parte di una psoriasi generalizzata oppure può trattarsi di una forma confinata in quest’unica area. Non causa perdita di capelli ma si caratterizza per la presenza di placche a margini netti con squame spesse, aderenti e molto pruriginose.

Psoriasi: mani e piedi
Nella psoriasi palmo-plantare mani e piedi possono essere le uniche aree coinvolte. Le lesioni caratterizzate da squame spesse e non facilmente asportabili possono complicarsi con la presenza di ragadi, fessurazioni dolorose e sanguinamento.

Psoriasi: il processo di cura e l’alimentazione
L’alimentazione gioca un ruolo chiave nel determinare la comparsa della psoriasi e conseguentemente diventa strumento di cura. C’è chi sostiene che la dieta abbia importanza solo come strategia per perdere peso poiché con il peso si riduce anche lo stato infiammatorio. Bisogna però riconoscere che l’alimentazione ha di per sé un ruolo anti-infiammatorio o pro-infiammatorio indipendentemente da quello che è il peso dell’individuo. Su questa base al soggetto obeso che soffra di psoriasi non si consiglierà semplicemente una dieta ipocalorica finalizzata alla riduzione del peso corporeo, bensì una dieta ipocalorica e allo stesso tempo anti-infiammatoria. Nel soggetto psoriasico e normopeso la dieta sarà dotata della stessa valenza pur essendo normocalorica.
Ad oggi esistono pochi lavori scientifici che documentino l’efficacia di specifici regimi alimentari (dieta vegetariana, gluten-free, dieta chetogenica) nella cura integrata della psoriasi. Sta di fatto che molti pazienti psoriasici sono sensibili al glutine (gluten sensitivity) e si possono giovare di una dieta gluten-free (2,3,4).

Psoriasi e glutine: il razionale scientifico
Alessio Fasano, direttore del Center for Celiac Research presso la University of Maryland sostiene che “la gluten sensitivity e la celiachia sono parti di una gamma di disordini legati al glutine in cui ad un estremo vi sono i celiaci e all’altro le persone che possono mangiare pizza, pane e biscotti. Al centro c’è questa indistinta area di reazioni al glutine che noi chiamiamo sensibilità al glutine” ed è qui che ritroviamo tanti soggetti affetti da psoriasi. I grani odierni, selezionati per avere un alto contenuto in gliadine e glutenine e allevati in modo da esprimere al massimo il loro potenziale genetico (iper-concimazione) hanno una quota in glutine superiore del 12% rispetto a quella dei grani “gentili”. Il 6% della popolazione mondiale, pur non soffrendo di celiachia, riferisce un importante discomfort addominale ogni volta che assume alimenti contenenti glutine. Parliamo allora di gluten sensitivity. Si tratta di una condizione che viene diagnosticata solo sulla base della clinica perché non vi è un marker sierologico che la identifica. In realtà la diagnosi dovrebbe essere posta in centri specializzati dopo aver imposto al soggetto da esaminare una dieta priva di glutine. Alla reintroduzione del glutine (challenge in doppio cieco: vale a dire né il soggetto né l’operatore sanno se nel pasto che viene somministrato c’è oppure non c’è il glutine) la ricomparsa del corteo di sintomi fa porre diagnosi. Ma poiché in genere questa procedura diagnostica non viene suggerita ci si limita a dosare le immunoglobuline di classe A contro la gliadina deaminata (IgG AGA).
Lo stesso Alessio Fasano ha scoperto nel 2000 la zonulina, una proteina in grado di modulare la permeabilità delle giunzioni serrate presenti nella parete del tubo digerente. La gliadina è in grado di attivare la zonulina inducendo in tal modo un aumento della permeabilità intestinale. Questo processo porta alla comparsa della sindrome dell’intestino permeabile anche nota in ambito scientifico come Leaky Gut Syndrome. In questa condizione il carico tossico presente nell’intestino approda a livello della sottomucosa ed entra in relazione con il Sistema Immunitario sbilanciandolo verso le reazioni allergiche oppure auto-immuni.
Riportare in equilibrio la Bilancia Immunitaria è il primo passo verso la guarigione.

Psoriasi e alimentazione: conclusioni
Ad oggi la terapia della psoriasi si fonda sulla somministrazione di farmaci immunosoppressori. Di fatto viviamo nella certezza che il decorso delle patologie autoimmuni non possa essere invertito e che i sintomi non possano scomparire se non grazie all’assunzione di medicinali gravati da pesanti effetti collaterali. In più diversi medici sostengono che migliorare lo stato di salute intestinale non abbia alcun effetto sulla progressione di una malattia autoimmune.
Eppure le evidenze scientifiche ci sono così come ci sono le testimonianze di tanti pazienti che, seguendo una dieta con valenza “terapeutica”, hanno raggiunto risultati inaspettati.

Dott.sa Roberta Martinoli,
Medico Chirurgo Specialista in Scienza della Nutrizione.

Bibliografia
1. Fleming, P.; Kraft, J.; Gulliver, W.P.; Lynde, C. The relationship of obesity with the severity of psoriasis: A systematic review. J. Cutan. Med. Surg. 2015, 19, 450–456.
2. Bhaitia, B.K.; Millsop, J.W.; Debbaneh, M.; Koo, J.; Linos, E.; Liao, W. Dieta and psoriasis, part II. Celiac disease and role of a gluten-free diet J. Am. Acad. Dermatol. 2014, 71, 350-358.
3. Castaldo, G.; Galdo, G.; Rotondi Aufiero, F.; Cereda, E. Very low-calorie ketogenic diet may allow restoring response to systemic therapy in relapsing plaque psoriasis. Obes. Res. Clin. Pract. 2015.
4. Nagui, N.; El Nabarawy, E.; Mahgoub, D.; Mashaly, H.M.; Saad, N.E.; El-Deeb, D.F. Estimation of (IgA) anti-gliadin, anti-endomysium and tissue transglutaminase in the serum of patients with psoriasis. Clin. Exp. Dermatol. 2011, 36, 302–304

RESET PROGRAM - PREMI IL BOTTONE RESET DELLA TUA MENTE

Pubblicato in data 24-08-2017

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reset

Questo mese, molti italiani hanno avuto bisogno di tempo libero per andare in vacanza, recuperare progetti e momenti da condividere in famiglia e con gli amici. Ma molti di noi si sentiranno in colpa per averlo fatto. Ci preoccupiamo di tutte le mail di lavoro che si accumulano e in molti casi continuiamo a controllarle in modo compulsivo consumando questo tempo così prezioso. Ma attenzione al falso stacco. Assicurati che sia reale: la vacanza estiva è molto di più che una semplice tradizione. Insieme alla famiglia, al cibo, alla condivisione, è il modo migliore per rigenerare il nostro bel cervello. Ogni giorno siamo assaliti da fatti, più o meno veri, notizie e pettegolezzi di ogni tipo (da uno studio del 2011, in una giornata media, veniamo bombardati da 174 informazioni giornaliere, cinque volte più che nel 1986). Poiché le 21.274 stazioni televisive del mondo producono ogni giorno circa 85.000 ore di programmazione originale (dati del 2003!), ci dividiamo una media di cinque ore di televisione al giorno a testa. Per ogni ora del video di YouTube che si guarda, ci sono 5.999 ore di nuovi video appena pubblicati! Se ti senti sovraccarico, c'è un motivo: la capacità di elaborazione della mente umana è limitata. Il nostro cervello ha due modi per prestare attenzione: la rete Positiva e la rete Negativa (si chiamano reti perché comprendono circuiti di neuroni all'interno del cervello, come quelli elettrici). La rete Positiva è attiva quando sei attivamente impegnato in un compito, concentrato su di esso e non distratto; i neuroscienziati la chiamano Centrale Esecutiva. La rete Negativa è attiva quando la tua mente viaggia: questa è la modalità di sogno-ad-occhi-aperti. Queste due reti funzionano alternativamente: quando una è attiva, l'altra non lo è. Questo sistema altalenante è una delle migliori conquiste del cervello umano e ci ha permesso scoprire il fuoco, costruire le piramidi, scoprire la penicillina e decodificare l'intero genoma umano. Quei progetti hanno richiesto molta perseveranza, ma la deduzione che ha portato a loro probabilmente è avvenuto nella modalità creativa del sogno-ad-occhi-aperti. Questo stato mentale, caratterizzato dal libero flusso di connessioni tra idee e pensieri disparati, è responsabile dei nostri momenti di grande creatività e intuizione, quando siamo in grado di risolvere i problemi che in precedenza sembravano impossibili.
Durante una passeggiata o lo shopping o in momenti che non richiedono un'attenzione costante…… ecco improvvisamente - il boom - la risposta a un problema ti appare. Questa è la modalità di vagabondaggio delle menti, in grado di connettere tra loro cose e fatti che in precedenza non avevamo collegato.
Una terza componente del sistema è il “focus” (la lente di messa a fuoco): aiuta a orientare la nostra attenzione, a dirci a cosa prestare attenzione e cosa possiamo ignorare in modo sicuro. E’ l’evoluzione del nostro vecchio sistema di allerta dai predatori e da altre situazioni pericolose.
Il flusso odierno continuo di informazioni da Twitter, Facebook, Instagram, messaggi di testo e simili, impegna questo sistema sovraccaricandolo, col rischio di ritrovarci a non prestare più attenzione a nessuna cosa per molto tempo: è la maledizione dell'età dell'informazione!
Il passaggio da sogno ad attenzione è controllato dall'insula, una piccola struttura del cervello grande come un pollice. L'efficacia di questo interruttore può diminuire se è sollecitato troppo spesso: allora ci sentiamo stanchi e un po’ storditi, come se stessimo girando vorticosamente. Ogni aggiornamento di stato che leggi su Facebook, ogni tweet o messaggio di testo che hai da un amico, compete con energie della tua mente nel controllare cose importanti (dove mettere i tuoi risparmi in titoli o obbligazioni? dove hai lasciato il tuo passaporto? come meglio riconciliarsi con un amico stretto con cui hai appena discusso?). Se vuoi essere più produttivo e creativo, e avere più energia, la scienza consiglia di dividere la tua giornata in periodi differenti.
Il tuo networking sociale dovrebbe essere fatto in un tempo prestabilito, senza interruzioni continue nella tua giornata. Anche la posta elettronica dovrebbe essere letta e scritte in tempi limitati. Una mail in attesa di essere letta sollecita le tue risorse attentive mentre il tuo cervello continua a pensare, distogliendolo da quello che stai facendo: di cosa potrebbe trattarsi? chi sarà? è una buona o cattiva notizia?
Meglio chiudere l’app delle mail che sentire quel ding costante e sapere che stai ignorando i messaggi! L'aumento della creatività avverrà naturalmente, se abbandoniamo il multitasking e ci immergiamo in un'unica attività per periodi di almeno 30-50 minuti. Diversi studi hanno dimostrato che una passeggiata nella natura o l'ascolto di musica possono innescare la modalità mentale creativa: vero e proprio pulsante di reset neurale in grado di fornire visioni prospettiche inusuali su ciò che stai facendo. Il sognare porta alla creatività e le attività creative ci mostrano la via, la possibilità di cambiare il mondo, di modellarlo a nostro piacimento, di entrare in sintonia col nostro ambiente. La musica, per esempio, risulta essere un metodo efficace per migliorare l'attenzione, migliorando la fiducia in sè stessi, stimolare l’impegno sociale e l’empatia. Questo concetto - che la soluzione dei problemi potrebbe richiedere un po’ di tempo e potrebbe non essere sempre immediata - potrebbe riflettersi profondamente sul tuo processo decisionale e anche sulla nostra economia.
Alcuni esempi: l'errore medico prevenibile è la terza causa principale di morte negli Stati Uniti, e produce centinaia di migliaia di morti ogni anno. Ci aspettiamo che il nostro diagnosta dia la giusta risposta, non la più veloce. Anche i piloti di linea devono potersi resettare, per questo motivo il controllo del traffico aereo e altri lavori ad alta attenzione richiedono spesso frequenti interruzioni. Diversi studi hanno dimostrato che le persone che lavorano fuori orario hanno minore rendimento. Fare due pause al giorno è biologicamente utile per resettarsi. Un pisolino sarebbe ancora meglio: bastano 10 minuti per migliorare la funzione cognitiva e il vigore, diminuendo sonnolenza e stanchezza. Se possiamo fare vacanze regolari - vere vacanze senza lavoro - e trovare il tempo per gli spuntini e la contemplazione, saremo in una condizione più favorevole per iniziare a risolvere alcuni dei grandi problemi nostri e del mondo in cui viviamo.
E saremo più felici e ben riposati mentre lo stiamo facendo.

Liberamente tradotto dall’articolo: Hit the Reset Button in Your Brain - By DANIEL J. LEVITIN New York Times, Aug, 9, 2014.
Daniel J. Levitin is the director of the Laboratory for Music, Cognition and Expertise at McGill University and the author of “The Organized Mind: Thinking Straight in the Age of Information Overload.”
A version of this appears in print on August 10, 2014, on page SR5 of the New York edition with the headline: Hit the Reset Button in Your Brain.

RIPARTIRE ALLA GRANDE? Iniziamo dalla colazione!

Pubblicato in data 16/09/2016

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Colazione per ripartire

Tempo di rientri al lavoro ed a scuola. Quale momento migliore, della colazione, per fare il pieno di energia? Spesso si va di fretta e nella migliore delle ipotesi ci si accontenta di cibi confezionati quando non si salta a piè pari il pasto principe della giornata, dopo il lungo digiuno notturno.

Per grandi e piccoli ecco 5 consigli su come rendere efficace la ricarica del mattino:

1) Un dolce risveglio
Gli italiani, si sa, prediligono una colazione dolce (cornetti, torte, biscotti, cereali al cioccolato, ecc.), ricca di zuccheri che saziano al momento ma altrettanto rapidamente, nel corso della mattinata la fame torna. Meglio optare per cibi integrali, ad alto contenuto di fibre che aumentano il senso di sazietà e contribuiscono a ridurre l’assorbimento di grassi e zuccheri. Un gustoso muesli di cereali integrali, frutta secca, semi oleosi e, perché no, cioccolata fondente ci darà una marcia in più.

2) Alla ricerca delle proteine perdute
Le proteine a colazione, oltre a bilanciare il pasto rendendolo più completo, forniscono un senso di sazietà più prolungato, poiché, come i grassi, impiegano più tempo ad essere digerite. Quindi via libera a pancake o crepes fatti in casa con farina di mandorle, yogurt, frutta secca, persino una bella colazione all’inglese!

2) Il sano che inganna
Altro mito da sfatare: i succhi di frutta e lo yogurt, che non sono poi così salutari come si potrebbe pensare. I primi, specie se confezionati, sono molto ricchi di zucchero: meglio quindi sostituirli con spremute, centrifughe o frullati fatti in casa sul momento o, se ne abbiamo il tempo, il frutto intero. Analogo discorso per gli yogurt: paradossalmente sono proprio quelli “magri” (a ridotto contenuto di grassi) ad essere più zuccherati degli yogurt “interi”.

4) La fretta è cattiva consigliera
Evitare la fretta nel fare colazione e le distrazioni di tv, pc, cellulare o addirittura in viaggio. Concedetevi almeno 10-15 minuti di calma per gustarvi il cibo almeno entro un’ora dal risveglio: più si ritarda la colazione, infatti, più aumenterà il vostro senso di fame, ed il rischio di abbuffarvi.

5) Non restare “a secco”
La prima sana abitudine al risveglio dovrebbe essere bere un bicchiere d’acqua: un semplice trucco per pulire l’apparato digerente dopo la notte di digiuno, idratarlo e prepararlo al meglio alle sue importanti funzioni.

ESTETICA EUDERMICA E NO-NEEDLE THERAPY

Pubblicato in data 16-01-2016

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eudermia

L'Eudermia è lo stato di benessere cutaneo a cui tutti tendiamo: è equilibrio, salute, benessere, bellezza, scienza, medicina e chirurgia. Ma non la solita medicina e chirurgia estetica. Tratta la pelle col dovuto rispetto ed attenzione, conoscenza e professionalità, perché solo chi lavora con la pelle la conosce veramente “a fondo”. E solo chi ha studiato a lungo il metabolismo corporeo e le sue implicazioni estetiche può consigliare abitudini di vita e alimentari veramente innovative e funzionali, per un effetto "in e out” che cura la pelle anche dall'interno, in perfetta sinergia coi trattamenti estetici eudermici.
Cos'è l'estetica eudermica?
Un modo nuovo, più discreto e sano, di affrontare gli inestetismi di tutti i giorni, dall'acne alla cellulite, dalle smagliature alle rughe, con una particolare attenzione alla persona, alle sue caratteristiche psico-fisiche e dermatologiche, al suo stile di vita e alle sue abitudini alimentari.
Una medicina ed una dermoestetica olistiche, integrate, sequenziali, con fasi preparatorie e fasi di “perfezionamento” domiciliare dei risultati ottenuti, con l'utilizzo di cosmetici eudermici, simili alla composizione della nostra pelle, in sintonia con le sue funzioni naturali. Prodotti veicolati in modo indolore per restituire e reintegrare eventuali carenze che anni, tempo ed ambiente producono su di noi.
Aghi e bisturi sono ormai finiti nel dimenticatoio, sostituiti ormai da tecnologie non invasive e più performanti.
La pelle viene curata ed allenata ad un vero e proprio DERMOFITNESS, non gonfiata e dopata come prima. Scompare per sempre il dolore, ed anche i postumi ecchimotici di trattamenti cruenti ed invasivi, le scottature da radiofrequenza e le ustioni da elettrobisturi.
Non siamo più ai tempi del prof. Frankenstein, anche se ancora molte "creature" del pazzo inventore sono ancora in giro tra noi.
Spero sempre meno, per noi e per la loro salute.